Made by Google '26: i Pixel 11 costano più di prima, ma il vero prodotto è Gemini
Google presenta Pixel 11, Pixel Watch 5 e il suo primo tracker Bluetooth. L'hardware cambia poco, i prezzi salgono per la crisi delle RAM e tutta la partita si gioca su software e AI: dalla fotocamera che scatta al posto tuo all'orologio che stima l'insulino-resistenza.

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Ci sono anni in cui un evento hardware si legge dalle schede tecniche, e anni in cui bisogna leggerlo dai listini. Made by Google 2026 appartiene alla seconda categoria: il Pixel 11 parte da 899 dollari, cento in più del Pixel 10, il Pro sale da 999 a 1.099 e persino il Pixel Watch 5 rincara di 50 dollari. Il motivo lo dice Google stessa, senza troppi giri di parole: la carenza globale di memoria RAM. The Verge la chiama "RAMageddon", e non risparmia nessuno.
È un dettaglio che vale più di molte specifiche, perché racconta come si sta ristrutturando il mercato. Gli smartphone premium diventano più costosi non perché offrano molto di più a livello di componenti, ma perché i componenti costano di più — e la domanda di memoria per i data center dell'AI ha un peso enorme in quella dinamica. In pratica: l'infrastruttura che addestra i modelli sta facendo alzare il prezzo dei telefoni che li eseguono.
Cosa cambia davvero nei Pixel 11
Sul piano fisico gli aggiornamenti sono misurati. Il Pixel 11 base ha una camera bar oltre il 40% più sottile, tutta in vetro, e raddoppia lo storage d'ingresso a 256 GB — che è anche il modo in cui Google giustifica in parte il rincaro, avendo eliminato il taglio da 128 GB. I Pro puntano su resistenza: migliore tenuta alle cadute e un rivestimento anti-graffio che secondo Google raddoppia la resistenza rispetto ai Pixel 10 Pro. Il Pixel 11 Pro Fold è quasi il 10% più leggero e circa un millimetro più sottile, con scocca in composito di fibra di vetro e cerniera ridisegnata: l'azienda parla di una durabilità tripla rispetto al modello precedente, che per un pieghevole è probabilmente la metrica più importante di tutte.
Il resto è software, e qui la storia diventa interessante. La funzione che mi ha colpito più di tutte è Magic Capture: una modalità dedicata nella fotocamera che avvia una registrazione di due minuti, dopodiché tu appoggi o tieni il telefono di lato e ti dimentichi di lui. Gemini analizza oltre 500 fotogrammi, individua i momenti "di picco" e tira fuori una manciata di foto a qualità piena, a volte ricomposte con ritagli e piccole correzioni. Il video resta a 1080p, con possibilità di salire a 4K via Video Boost sui Pro.
Isaac Reynolds, responsabile della fotocamera Pixel, la descrive come il sogno di chi non vuole passare i concerti e le recite dei figli dietro uno schermo. Julian Chokkattu di Wired, che l'ha provata su alcuni ballerini dal vivo, riporta scatti sorprendentemente ben composti. Il paragone inevitabile è con Google Clips, la fotocamera AI del 2018 che fu un flop: la differenza è che stavolta la funzione vive dentro un dispositivo che le persone hanno già in tasca.
Sempre lato foto: Instant Night Sight sui Pro, 4,5 volte più rapido dello Night Sight tradizionale grazie ai nuovi modelli di elaborazione pensati per il Tensor G6; sensori più sensibili (il principale da 48 MP raccoglie il 56% di luce in più); i "Camera Looks" — Original, Natural, Shadows, Vanilla — che ricalcano l'idea degli Photographic Styles di Apple; e uno zoom che arriva a 120X, dove però una parte dei dettagli è letteralmente generata dall'AI. È la solita, scomoda domanda: fino a che punto quella è ancora una fotografia?
Sul fronte Gemini, tre novità meritano attenzione. Live Transcribe si estende alla lingua dei segni americana, traducendo in testo tramite la fotocamera. Rambler è un sistema di input vocale progettato per capire come parliamo davvero — frasi interrotte, intercalari, periodi che non finiscono mai — invece di pretendere dettature pulite. E Circle to Search si attiva direttamente dalla fotocamera. Tre funzioni poco spettacolari a slide, molto rilevanti nell'uso quotidiano.
L'orologio che prova a fare il "check engine light" del corpo
Il Pixel Watch 5 è il caso più netto di aggiornamento tutto software: processore Qualcomm appena più veloce, batteria appena più capiente, nuova finitura, edizione speciale Stephen Curry a 579 dollari. Poi arrivano le funzioni sanitarie, e il quadro cambia.
Breathing Emergency Detection estende la logica del rilevamento dell'assenza di battito: se la saturazione di ossigeno crolla in modo severo — intorno all'83% e per un periodo prolungato, secondo la demo raccontata da The Verge — l'orologio chiama i soccorsi e i contatti d'emergenza. Debutta in Europa, negli Stati Uniti attende il via libera FDA. E poi i trend di pressione sanguigna e, soprattutto, di insulino-resistenza: non diagnosi, non misurazioni dirette, ma stime mensili basate su ritmo cardiaco, sonno e movimento. Google dice di aver validato l'algoritmo confrontandolo con prelievi di sangue, pubblicando i risultati su Nature.
Qui c'è la scommessa più ambiziosa dell'intero evento. L'insulino-resistenza può restare asintomatica per anni e sfuggire agli esami di routine: un semaforo giallo indossabile, anche approssimativo, potrebbe spostare persone verso il medico prima che diventi diabete di tipo 2. Se funziona. Il rischio opposto — allarmi vaghi che generano ansia senza indicazioni utili — è altrettanto concreto, e le funzioni arrivano solo a settembre, anche su Pixel Watch 3 e successivi e su Fitbit Air.
E infine, il tracker
Dopo anni di attesa arriva Pixel Tag: 29 dollari, 99 per quattro, agganciato alla rete Find Hub di Android, localizzabile dal Pixel Watch e interrogabile a voce tramite Gemini con i Pixel Buds. Il ritardo su Apple è imbarazzante, il prezzo è competitivo, ma la vera variabile è la densità della rete di rilevamento: un tracker vale quanto il numero di dispositivi che gli passano accanto.
La lettura complessiva? Google sta trattando l'hardware come un canale di distribuzione per Gemini, e lo dice in modo sempre meno implicito. Chi lavora con l'AI dovrebbe guardare meno alle finiture e più al fatto che funzioni un tempo "da cloud" — selezione dei frame, trascrizione, elaborazione notturna, comandi offline al polso — stanno migrando sul dispositivo. È lì che si decide chi vince il prossimo ciclo. E per le aziende che progettano prodotti connessi, il messaggio sui prezzi è ancora più diretto: mettete in bilancio memoria più costosa, perché la corsa all'AI la sta pagando anche chi non la vende.