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Anthropic mette il 5% delle sue azioni in un fondo e apre le porte ai controllori esterni

Due mosse nello stesso momento: un fondo di pubblica utilità finanziato con il 5% delle quote societarie e sei valutatori indipendenti di METR dentro l'azienda, con accesso quasi da dipendenti. Dietro c'è un'IPO da oltre 2mila miliardi e una crisi di fiducia che Dario Amodei ha ammesso apertamente.

Contemporary glass office building with palm trees and a parked car in daylight.

Foto di Larkin Hammond su Pexels

C'è un momento, nella vita di ogni azienda tecnologica molto ricca, in cui la reputazione comincia a costare più del prodotto. Anthropic sembra averlo capito e ha deciso di affrontarlo con due annunci ravvicinati che, letti insieme, raccontano una strategia precisa: distribuire valore e farsi guardare dentro.

Il primo riguarda i soldi. L'azienda ha annunciato la creazione di un "public benefit fund", un'entità interamente controllata ma separata, finanziata con il 5% delle proprie azioni. Non è una cifra simbolica: parliamo di una quota di una società che, secondo quanto riportato dal Financial Times, punta a quotarsi in borsa entro l'anno con una valutazione superiore ai 2mila miliardi di dollari. E il meccanismo è pensato per crescere: ogni volta che il valore di Anthropic aumenta del 50%, l'azienda può conferire al fondo un ulteriore 2%.

Su come verranno spesi quei soldi, per ora, c'è poca carne al fuoco. Anthropic parla di "grandi donazioni a organizzazioni non profit tradizionali" oppure di "distribuzioni dirette a popolazioni specifiche" — formula interessante, perché suona molto vicina all'idea di trasferimenti monetari diretti, un tema che torna ogni volta che si discute di automazione del lavoro. Non a caso l'azienda cita proprio l'impatto dell'IA sul mercato del lavoro, dove ha già stanziato 200 milioni di dollari per studiarne gli effetti, aggiungendo che il ritmo del progresso potrebbe richiedere approcci più coraggiosi.

Chi decide cosa finanziare? Qui l'annuncio si ferma: struttura e governance arriveranno "nei prossimi mesi". Ed è esattamente il dettaglio che conta di più.

Un revisore dentro casa

La seconda mossa è più inusuale e, a mio parere, molto più significativa. Anthropic ha integrato sei dipendenti di METR — organizzazione indipendente che valuta i rischi dei modelli di frontiera — dandogli hardware aziendale, spazi in ufficio e un livello di accesso a strumenti e sistemi interni che l'azienda stessa descrive come sostanzialmente equivalente a quello dei propri team di valutazione del rischio. Ai dipendenti è stato chiesto di condividere informazioni con i valutatori esterni come farebbero con un collega del reparto rischi.

L'analogia usata dall'azienda è bancaria: quando l'assunzione di rischio di una banca può ricadere sul pubblico, qualcuno dall'esterno prova a vederlo prima che succeda. È un paragone che Anthropic non ha scelto a caso, perché evoca un mondo — quello finanziario — in cui la vigilanza terza è normale, obbligatoria e noiosa. Esattamente ciò che l'IA non è ancora.

I dettagli operativi sono quelli che decidono se una cosa del genere è vera supervisione o teatro. METR pubblicherà le proprie analisi e Anthropic non ha potere di veto sulla pubblicazione. Può però chiedere la rimozione di informazioni che rientrano in categorie definite: dati dei clienti, materiale coperto da segreto professionale, dettagli sulle architetture dei modelli. L'ultima voce è quella che lascia più margine di manovra, e varrà la pena osservare come viene usata nella pratica.

Un altro elemento che dà credibilità all'accordo: Anthropic non paga METR. L'organizzazione non accetta donazioni da aziende di IA né dal loro personale, e si finanzia con contributi di privati, fondazioni ed enti pubblici come l'AI Security Institute britannico. METR, va ricordato, è tra i soggetti che hanno indagato sull'attacco informatico subito da Hugging Face attribuito a modelli OpenAI fuori controllo, analizzando migliaia di log e ricevendo i laptop aziendali coinvolti. Non è un attore decorativo.

Accanto a METR, Anthropic continua a lavorare con Accenture sui test di sicurezza — una partnership annunciata il mese scorso con un impegno di almeno un miliardo di dollari per parte — e con SecureBio, che si occupa dei rischi chimici e biologici.

Perché succede adesso

La tempistica non è un mistero. Il settore sta attraversando una fase di ostilità crescente da parte dell'opinione pubblica, che Dario Amodei ha definito "fondamentalmente una crisi di fiducia". E un'azienda che si prepara a chiedere capitali al mercato pubblico ha un interesse concreto, non solo etico, a dimostrare che la sicurezza non è un problema latente pronto a esplodere dopo la quotazione. Nelle presentazioni agli investitori di questa settimana, racconta il FT, una parte consistente dello spazio è andata proprio alle pratiche di sicurezza.

Sarebbe facile liquidare tutto come posizionamento pre-IPO. Sarebbe anche pigro. Il fatto che il valutatore non sia pagato, non possa essere censurato sulla pubblicazione e abbia accesso interno reale crea un precedente scomodo per i concorrenti: una volta che un laboratorio di frontiera dimostra che si può fare senza collassare, il "non è praticabile" diventa una scusa più difficile da sostenere. Anthropic lo sa benissimo, tanto che ha dichiarato esplicitamente che ogni azienda di frontiera dovrebbe fare lo stesso, e METR ha risposto dicendosi pronta a lavorare con tutti.

Per chi costruisce prodotti sopra questi modelli, il segnale pratico è questo: la trasparenza sui rischi sta diventando un elemento competitivo, non un costo. Nei prossimi mesi arriveranno i documenti sulla governance del fondo e i primi report pubblici di METR. Quelli diranno se siamo davanti a un cambio di standard o a un'operazione di immagine ben scritta.

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